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Rating di Legalità: cosa cambia dal 16 marzo 2026

  • Immagine del redattore: Finnovationsrl
    Finnovationsrl
  • 31 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

A partire dal 16 marzo 2026 è in vigore il nuovo Regolamento in materia di Rating di Legalità, introdotto dalla delibera n. 31812/2026 dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Si tratta di una revisione importante che aggiorna le regole per le imprese che vogliono ottenere o mantenere questo riconoscimento.


Per accedere al Rating di Legalità, l’impresa deve soddisfare tre condizioni fondamentali:

  1. È necessario avere la sede operativa in Italia;

  2. Un fatturato minimo di 2 milioni di euro nell'ultimo esercizio;

  3. Risultare iscritti al Registro delle Imprese o al REA da almeno due anni.


Una volta verificati questi presupposti, il punteggio viene assegnato attraverso un sistema di stellette.

  1. Una stella (★) per il rispetto dei requisiti obbligatori;

  2. Due stelle (★★) con il conseguimento di tre segni "+";

  3. Tre stelle (★★★) con un totale di sei segni "+".


La novità di maggior rilievo riguarda l’estensione della validità del Rating, che passa a tre anni complessivi.


Inoltre, il nuovo regolamento inserisce un meccanismo premiale: le aziende che mantengono il Rating in modo continuativo per almeno tre cicli di rinnovo ricevono automaticamente un segno "+" aggiuntivo, valorizzando così la costanza nel tempo dei comportamenti etici.


Le imprese hanno a disposizione diverse strade per migliorare il proprio posizionamento e ottenere i segni "+" (Art. 10, c. 2) necessari per scalare la classifica delle stellette:


  1. Adesione volontaria ai protocolli antimafia sottoscritti tra Ministero dell'Interno (o Prefetture) e associazioni di categoria (Art. 10, c. 2, lett. a);

  2. Tracciabilità elettronica per oltre il 50% dei pagamenti sotto la soglia legale del contante (dal 1° gennaio 2023 il limite è fissato a €5.000) (Art. 10, c. 2, lett. b);

  3. Adozione di strutture di controllo normativo o del Modello Organizzativo 231 (anche in outsourcing) (Art. 10, c. 2, lett. c);

  4. Adozione di certificati che garantiscano la Responsabilità Sociale d'Impresa (CSR) (Art. 10, c. 2, lett. d);

  5. Iscrizione nelle White List prefettizie (art.1, comma 53 della Legge 190/2012) o nell’Anagrafe Antimafia degli Esecutori (Art. 10, c. 2, lett. e);

  6. Adesione a codici etici di categoria, inserimento di clausole di mediazione volontaria nei contratti o applicazione di protocolli di conciliazione paritetica (Art. 10, c. 2, lett. f);

  7. Adozione di modelli organizzativi certificati per la prevenzione e il contrasto della corruzione (Art. 10, c. 2, lett. g);

  8. Denuncia di reati subiti dall'imprenditore o dai collaboratori, a condizione che l'Autorità abbia già esercitato l'azione penale (Art. 10, c. 2, lett. h).


Audit e assurance esterna del report
Rating di Legalità, Delibera n. 31812/2026 AGCM

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