La sostenibilità nella filiera vitivinicola

Il settore vitivinicolo è particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico. Secondo le proiezioni riportate da Climate-ADAPT (piattaforma europea sull'adattamento climatico), l'area adatta alla viticoltura nelle principali regioni produttrici potrebbe ridursi tra il 19% e il 73% entro il 2050, a causa degli effetti, alcuni già visibili, del cambiamento climatico.
Solo quest’anno, in molte zone d'Italia e Francia, la vendemmia è stata anticipata a causa del caldo estremo che ha ridisegnato il calendario della raccolta anche in territori iconici come la Borgogna e la Champagne.
Variazioni nei cicli di maturazione, stress idrico e fenomeni meteorologici estremi incidono direttamente su qualità e quantità della produzione. Allo stesso tempo, la viticoltura ha un impatto diretto sul territorio in cui opera: suolo, acqua, biodiversità e paesaggio. A questo si aggiunge la necessità di adattare il calendario della vendemmia ai nuovi ritmi stagionali; la necessità di proteggere il vigneto da fenomeni meteorologici violenti come le grandinate; e la necessità di introdurre varietà più resistenti al calore, come l'Erbamat.
A questo scenario si affiancano sia le scelte dei consumatori che considerano il tema della sostenibilità sempre più importante nelle scelte di acquisto (a livello globale, il 70-80% dei consumatori considera l'impegno ambientale un fattore determinante) sia una spinta normativa che sta orientando sempre di più il mercato verso una produzione e un consumo realmente sostenibili:
Normativa europea e internazionali: in linea con l'Accordo di Parigi e con i target del Green Deal europeo, l'Unione Europea ha progressivamente introdotto norme, come la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) e standard di rendicontazione come gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) e i VSME (Voluntary Standard for non-listed Small- and Medium-sized Enterprises) che hanno progressivamente ampliato il numero di imprese tenute a rendicontare la sostenibilità. Inoltre, con la nuova regolamentazione sulle dichiarazioni ambientali l’Unione Europea ha imposto che ogni Green Claim sia fondato su dati oggettivi e verificato da un ente indipendente, per contrastare il greenwashing e garantire consumi trasparenti e consapevoli.
Mercato e distribuzione: importatori e distributori chiedono sempre più spesso certificazioni di sostenibilità.
Consumatore finale: La sostenibilità è un criterio di scelta d'acquisto sempre più esplicito. Per il 58% delle famiglie italiane l’impatto ambientale è un fattore rilevante nella percezione delle aziende, mentre cresce anche l’attenzione a certificazioni e standard verificabili, in aumento di 10,3 punti rispetto al 2025.
Nel loro insieme, questi tre fattori stanno premiando le aziende più trasparenti: la sostenibilità sta passando da elemento narrativo a requisito verificabile e misurabile.
In quali fasi e ambiti un'azienda vitivinicola deve occuparsi di sostenibilità?
Vigneto: ridurre l'uso di prodotti chimici a favore di pratiche biologiche o integrate, tutelare la biodiversità, ottimizzare i consumi d'acqua e privilegiare materiali ecologici e riciclabili nei nuovi impianti.
Cantina: investire in efficienza energetica e, dove possibile, in fonti rinnovabili come il fotovoltaico, ridurre e riutilizzare le acque reflue trattate, monitorare e contenere le emissioni di CO2 lungo tutto il processo produttivo.
Packaging: ridurre il peso del vetro delle bottiglie, riciclare etichette, tappi e materiali di confezionamento, e valutare imballaggi secondari a minor impatto.
Persone e territorio: garantire condizioni di lavoro sicure e regolari lungo tutta la filiera, comprese le fasi più critiche come la vendemmia, e coinvolgere attivamente le comunità e il territorio in cui l'azienda opera.
Filiera di approvvigionamento: molte aziende vitivinicole non impiegano esclusivamente uve di produzione propria, ma si approvvigionano presso fornitori terzi. Risulta pertanto imprescindibile tracciare l'origine della materia prima, con particolare riguardo alla gestione ambientale del vigneto e alle condizioni di impiego della manodopera addetta alla vendemmia. La preferenza accordata a fornitori e materie prime di prossimità territoriale, oltre a contenere l'impatto connesso ai trasporti, consolida il legame con il territorio e costituisce uno dei principi fondanti della sostenibilità del settore vitivinicolo.
Misurazione e comunicazione: calcolare indicatori oggettivi, come ad esempio i consumi idrici ed energetici e le emissioni di gas serra così da ottenere certificazioni di terza parte riconosciute dal mercato. Tra le più richieste nel comparto vitivinicolo:
Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI)
Equalitas (focalizzata su ambiente, aspetti sociali ed economici lungo tutta la filiera)
Certificazione VIVA promossa dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
A queste si affiancano le certificazioni ISO come ad esempio: ISO 14001 (sistemi di gestione ambientale) e ISO 14064 (quantificazione delle emissioni di gas serra).
Diventa inoltre fondamentale predisporre un report di sostenibilità, con dati confrontabili nel tempo, e comunicare i Claim ambientali solo se supportati da evidenze documentali, per evitare rischi di greenwashing e le relative conseguenze reputazionali e normative.
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